Primo piano
- Chiusura negozi a Teramo
- L’Italia federale nelle mani dei giovani
- Il problema sicurezza
Teramo, 16 marzo 2011. Il trattamento riservato dal Sindaco Brucchi ai commercianti teramani in occasione delle celebrazioni per il 150° dell'unità d'Italia, ordinando la chiusura dei negozi, è di per se eccessivo. Eccessivo e, indirettamente, discriminatorio perchè una parte delle attività di commercio del capoluogo potrà comunque, per legge, restare aperta ( bar, pizzerie, librerie, mobilifici etc) mentre un'altra parte sarà obbligata a restare chiusa pena la multa che però più di qualche esercente sta pensando di pagare pur di non mandare tutti i clienti teramani al mare dove invece c'è stata una deroga generalizzata e quindi le attività commerciali saranno tutte aperte. Bel modo di festeggiare un'unità.
Franco de Angelis
arco consumatori teramo
Prendiamoci il futuro, non è più permesso indebitarsi con il futuro per pagare i debiti con il passato, occorre lasciare da parte l’attuale politica fatta di urla, di slogan, di scandali e di clientelismi. I concetti di libertà e giustizia, ben presenti nelle menti illuminate dei fautori del Risorgimento sono ora presenti, codificati nei decreti sul federalismo. L’Italia è più coesa proprio se federale: con il federalismo fiscale avremo più autonomia e responsabilità, gli 8 decreti, quali: federalismo demaniale, fabbisogni standard enti locali, Roma capitale, fisco municipale, autonomia fiscale degli altri enti territoriali, perequazione infrastrutturale, armonizzazione dei bilanci, premi e sanzioni lasciano spazio solo ad una classe politica meritevole e capace, non c’è spazio per scaricare responsabilità, per l’inefficienza, per gli sprechi, in maniera chiara e trasparente l’operato degli amministratori sarà visibile, trasparente e quindi valutabile da parte di tutti per cui chi sbaglia, chi spreca, chi non lavora, necessariamente và a casa e non prospera come accade ora. Festeggiamo il 150° anno dell’Unità di Italia a cui vogliamo dare nuovo lustro, un’Italia unita nel federalismo, nella buona amministrazione, nel merito. Lo sviluppo ed il cambiamento sono nelle nostri mani, nelle mani dei giovani.
Antonio Burrini
Veto di Tracanna e la Lega Nord Abruzzo si rivolge al Presidente Catarra
La Provincia di Teramo avrà di che riflettere, alla luce dei fatti criminali "sudamericani" occorsi a Bruno Monaco. Sequestrato in casa sua dai banditi nella "tranquilla" Mosciano. La Lega nord aveva da tempo espresso la richiesta di una ricognizione dei problemi legati alla criminalità in questo territorio inoltre era stata proposta al presidente Valter Catarra l'istituzione di una commissione sicurezza. L'immobilismo, il buonismo e la vecchia politica democristiana del tutto s'aggiusta non pagano e la cronaca nera non è solo un "fatto" da consumare ma la percezione concreta dei traumi che distruggono le comunità facendole ripiegare nell'egoismo.
Un veto però a tale proposta c’è, un veto democristiano alla Provincia di Teramo nei confronti della Lega nord abruzzo. Il problema che il consigliere Aurelio Tracanna dell’Udc di sinistra (schierato, tanto per intenderci, non con Dodo di Sabatino ma con il marsicano Rodolfo De Laurentiis) non vuole affrontare è proprio quello della sicurezza. Cosa ne pensa Valter Catarra presidente della coalizione di centrodestra, Lega compresa? Era stabilito nel programma che sarebbe stato attivato, a livello provinciale, un organismo politico-amministrativo di analisi e proposta per la sicurezza dei cittadini e per il coordinamento della polizia provinciale con quelle municipali e con le altre organizzazioni autorizzate operanti sul territorio come previsto dalla legge Maroni. La riforma degli enti locali prevede che Catarra possa e debba decidere senza prendere parte al teatrino della politica e ai giochetti dei partiti ma, almeno in questo caso, non si assume la responsabilità di dare vita a una commissione per la sicurezza che potrebbe essere un utile strumento per innalzare il livello della qualità della vita soprattutto dei residenti della costa.
Alberto Piccinini
Cultura e Società
- L’Impegno della TGR per i 150 anni dell’Unità D’Italia
- In memoria di Noureddine Adnane
- L’educazione si è addormentata
Grande l’impegno del Servizio Pubblico per informare e seguire con dirette, programmi, speciali e approfondimenti, le celebrazioni ufficiali, le cerimonie, le mostre e i grandi eventi sui 150 anni dell’Unita’ d’Italia. Continua l’ampio sforzo produttivo, che proseguirà tutto l’anno, di tutte le Strutture Rai, per contribuire alla conoscenza storica del Risorgimento, culminato con l’Unita’ d’Italia nel 1861, e delle problematiche relative al processo unitario fino ai giorni nostri. La Tgr sta raccontando i 150 anni dell’Unità d’Italia con un proprio originale progetto teso a valorizzare le piccole e grandi storie del territorio, i personaggi spesso ignorati, in una chiave di lettura della vicenda umana e civile che tiene uniti il punto di vista nazionale e quello locale, con l’obiettivo di mettere in luce tutto quello che la “grande storia” e la “grande cronaca” non raccontano. Il racconto di questa Italia “plurale” si sta sviluppando sia nella programmazione nazionale sia, soprattutto, in quella regionale. La Rai, sta dedicando dal 13 Febbraio una serie di servizi sull’Italia Unita vista dall’Europa; “Bellitalia” (sabato alle 11.00 su Rai3) ha dedicato il 12 e il 19 marzo due numeri monografici dedicati rispettivamente all’Italia dei Mille e all’Italia delle Capitali; Ambiente Italia (sabato alle 13.00, Rai3) si è occupata il 26 marzo dei ‘Luoghi della memoria’, mentre domenica 27 marzo è andata in onda in diretta dal Quirinale con una puntata speciale di due ore dedicata alla giornata di primavera del Fai con la riscoperta dei siti risorgimentali. Per quanto riguarda la programmazione regionale, sia in “Buongiorno Regione”, sia nelle edizioni del Telegiornale Regionale, molte redazioni stanno dedicando una serie di servizi di approfondimento alla storia e ai personaggi locali. Servizi che, nel mese di marzo, in molte regioni hanno avuto cadenza quotidiana. Inoltre, dall’11 marzo, ha preso il via la staffetta Tgr/Fai alla riscoperta dei luoghi risorgimentali. Molti i servizi dedicati ai 150 anni nelle varie edizioni del “Settimanale Regionale”. La testata seguirà con particolare attenzione la grande mostra delle regioni e delle testimonianze d’Italia, che è stata inaugurata a fine marzo a Roma, con la realizzazione di servizi dedicati per i singoli Tg Regionali. Allo stesso modo saranno realizzati servizi per le regioni in occasione degli eventi programmati a Torino nell’ambito di “Esperienza Italia” Infine è allo studio la realizzazione per la fine di maggio in ciascuna regione di una puntata monografica del “Settimanale” (in onda il sabato alle 12.25) dedicata al ruolo delle singole realtà locali nei 150 anni della Unità d’Italia (vicende, personaggi, vocazione del territorio, risorse, cultura, arte, prodotti tipici, progetti per il futuro, ecc.) nell’intento di realizzare un grande affresco dell’Italia delle Regioni, della Unità di un Paese fatto di tante diversità.
Rosario Di Blasio
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Noureddine Adnane è il giovane ambulante marocchino che ai primi di febbraio 2011, a Palermo, si è dato fuoco, come estrema e disperata protesta contro i ripetuti sequestri della sua merce e della sua dignità. Pare sia morto perchè voleva lavorare! Aveva un regolare permesso di soggiorno e un'altrettanto regolare licenza di vendita. Il regolamento comunale prevede però che gli ambulanti non possano fermarsi più di un'ora in un certo luogo della città, e per questo una più che meticolosa pattuglia di vigili urbani ha provveduto contro di lui a quattro sequestri in pochi giorni. Alla fine Adnane (da dieci anni in Italia, moglie e figlia in Marocco) non ha retto più: ha minacciato di darsi fuoco, tra l’incredulità e l’indifferenza dei presenti. E lo ha fatto. Si è tolto la vita. Come tanti altri giovani non solo in Nord Africa, non solo per la rivoluzione dei gelsomini, non solo per la libertà. Per sfamare una famiglia. Non vi è nulla da capire nel caso di Adnane: tutto è chiaro. Era un immigrato regolare. Come tanti altri. Si era stabilizzato nel nostro Paese per lavorare e diventare Italiano, magari insieme a tutta la sua famiglia. Un caso raro, direte. Ma, come spesso accade ai giovani residenti disoccupati Italiani che si scoprono da un giorno all'altro "stranieri" in Patria perchè non sanno cosa fare della propria vita, a volte cercando lavoro si può finire nel tritacarne di meccanismi inerziali di eliminazione dei più deboli, che procedono con grande efficacia, meccanicamente, politicamente e spietatamente. Agiscono nell’indifferenza e nell’impazienza dei più, tollerati e spesso giustificati da una correlativa ansia di affermazione e talvolta di prevaricazione del prossimo. C’è un'intolleranza latente che cerca ogni occasione per precipitare in gesti di discriminazione concreta (tra Italiani, figurarsi contro lo straniero, non oso immaginare cosa potrebbe accadere contro gli abitanti di un altro Mondo) e tanto più in contesti sociali del tutto normali. Vi sono pratiche istituzionali incapaci di cogliere con intelligenza gli obiettivi primari, e comportamenti di ruolo che ne mettono in atto i tratti più aggressivi e arroganti. Vi sono i segni di un razzismo “minore” tra Italiani che non ha bisogno di imprenditori politici espliciti, perché ormai è capace di procedere da sé, burocraticamente e anonimamente, nelle pieghe della “normalità” dei comportamenti quotidiani. Nel ricordare questo padre di famiglia, non accontentiamoci del cordoglio sincero. Anche se siamo in guerra su mandato delle Nazioni Unite, cerchiamo di ricostruire le condizioni per una nuova (e minima) coscienza civile qui in Italia, in Europa, nel Mediterraneo e nel mondo. Per evitare altri roghi più caldi. Per evitare che il nostro mondo vada in pezzi.
Nicola Facciolini
Purtroppo con grande tristezza la buona educazione si è addormentata, ha veramente bisogno di un principe azzurro che con un bacio la risvegli. Siamo due mamme di ragazzi e ragazze che frequentano la scuola media “Giovanni Pascoli” di Silvi Marina (Te) e con grande rammarico ci siamo accorte che gli adolescenti (come i nostri figli) non usano più nel linguaggio corrente aggettivi come: permesso, buongiorno, arrivederci ecc… Quest’anno hanno ceduto il posto a parolacce tante volte addirittura a bestemmie. Nessuno si ferma a riflettere ma ascoltano solamente. Molto grave. Anzi gravissimo. Sono termini comuni che usano anche sugli sms oppure a scuola. I genitori sono purtroppo presi dai voti dei loro figli. Qualche volta sudato ma spesso meritato perché materiale scaricato da internet. La famiglia sembra proprio assente o fa finta e non si interroga se ciò è normale. E’ possibile che un ragazzo dopo l’orario scolastico (compresa la lezione di religione) oppure finito il catechismo bestemmi come un forsennato? Non è assolutamente tollerabile un simile atteggiamento. Dobbiamo intervenire subito sulla formazione dei nostri figli. Prima di tutto la famiglia indirizzando i ragazzi con messaggi migliori del consumismo. Poi le varie istituzioni come la scuola, la parrocchia di appartenenza interagendo insieme anche attraverso l’ora di religione poiché essendo richiesta liberamente dalla famiglia deve continuare il percorso di fede verso la conoscenza di Dio nostro Padre. Perché solo il seme del desiderio di conoscere ci può portare verso la Fede che trasforma e crea individui liberi dai condizionamenti tecnologici, sessuali e consumistici. Potremo allora veramente formare ragazzi educati ma soprattutto veri, persone coraggiose, cittadini migliori capaci di alzare lo sguardo verso orizzonti nuovi perché saranno in grado di coltivare i loro talenti.
Due genitori
In fuga da Facebookeeee
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Da lunedì trentuno maggio circa ventitrè mila persone si sono cancellate da Facebook. Pare impossibile perché in quella che è stata definita la più grande “ rete sociale del mondo” ( social network in inglese) molte persone si sentono a loro agio trascorrendovi parecchie ore al giorno, considerando il sito come un luogo dove possono coltivare le proprie relazioni sociali, fare amicizie e parlare con chi è lontano. Un po’ come in un bar con gli amici, solo che in questo caso, siamo comodamente seduti a casa davanti al nostro computer. Facebook oggi ha raggiunto 400 milioni di utenti attivi in tutto il mondo, in Italia il boom si è avuto nel 2008; nel mese di agosto si sono registrate oltre un milione e trecento mila visite; secondo i dati forniti da Facebook e raccolti dall’Osservatorio Facebook, gli utenti italiani nel mese di marzo 2010 sono 15,5 milioni, mentre negli Stati Uniti, per una settimana facebook ha superato, come numero di accesi, il motore di ricerca Google. |
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Bisogna segnalare che in questi mesi sta crescendo il numero di quelli che si sono stancati del sito fondato nel 2004 negli Stati Uniti da Mark Zuckerberg allora studente universitario. Sempre più utenti sono preoccupati delle poche e chiare regole che tutelano la propria privacy ( l’uso dei dati personali) adottata da Facebook. Dal Canada due informatici di Toronto hanno deciso di organizzare per lunedì 31 maggio una “Giornata per l’abbandono di Facebook”, un’iniziativa alla quale hanno aderito oltre 23 mila utenti che in pochi giorni cancelleranno il proprio accaunt sul sito americano.
La condivisione in rete di esperienze e idee è buona, ma deve avvenire con regole chiare. L’accusa che i due canadesi rivolgono a Facebook è di non permettere agli utenti di poter controllare i particolari anche più privati della loro vita e, soprattutto di usare questi dati non per far crescere internet come un luogo di condivisione ma per scopi commerciali. Non sono rari i casi in cui i dati commerciali, sono finiti in mani sbagliate provocando liti personali, licenziamenti.
Una volta digitata la password, si poteva vedere dov’erano e cosa facevano in quel momento una serie di amici. Scoprire che alcuni avevano familiarizzato tramite voi, che altri avevano cambiato le proprie foto per presentarsi nella società telematica. Una volta entrati in questo piccolo mondo era difficilissimo uscirne. Fino a qualche mese fa Facebook era una trappola. Se decidevate che eravate stanchi di far sapere alla vostra cerchia di amici virtuali dove vi trovavate, cosa stavate leggendo, potevate disattivare il vostro account., lo mettevate in stand by ma non lo disattivavate veramente in quanto le vostre informazioni personali rimanevano sul server “ per un ragionevole periodo di tempo”, come recitava la clausola del sito.
Inoltre Facebook, nei suoi documenti dichiara di far uso dei dati per migliorare il servizio. Come? Fornendo la possibilità ( a pagamento) alle aziende di individuare meglio il profilo dei consumatori, per mirare le pubblicità in base ai gusti. Ma allora dovremmo chiederci se Facebbok sia pericoloso? La risposta è no.. Le reti sociali oggi fanno parte del nostro quotidiano ed hanno finalità positive, ci possono aiutare a crescere e a migliorarci. Ma bisogna saperli usare, conoscere bene le regole e scegliere i programmi più interessanti. Per i patiti sfegatati di facebook, che non cancelleranno mai il proprio profilo, il consiglio è leggersi bene le regole del sito. Si potrà così imparare a difendersi da intrusioni non volute nel proprio spazio. Buona navigazione a tutti . Nadia Vanni Sociologa |
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